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Anatocismo bancario: definizione e giurisprudenza della Cassazione

5 nov 2024 | 4 min di lettura | Pubblicato da Giusy Iorlano

coppia con consulente finanziario

Ha radici storiche antiche e si è evoluta nel corso del tempo: stiamo parlando dell’anatocismo bancario, la pratica di applicare interessi sugli interessi già maturati su un debito. In altre parole, si tratta di una forma di capitalizzazione degli interessi, che consente alla banca di calcolare gli interessi su una somma che include già gli interessi precedentemente accumulati.

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Questa pratica ha sollevato, nel corso degli anni, numerose controversie legali e giuridiche, in particolare riguardo alla sua legittimità e alle modalità di applicazione. Vediamo, allora, come è regolamentata in Italia, soprattutto a seguito delle tante sentenze della Cassazione in materia.

La regolamentazione in Italia

Nel nostro Paese la questione è regolamentata dal Codice Civile, in particolare dagli articoli 1282 e 1283, che trattano degli interessi e della loro eventuale capitalizzazione. Tuttavia, fino a pochi decenni fa, non esisteva una normativa chiara e precisa sull’anatocismo, creando un vuoto giuridico che ha portato a interpretazioni diverse e controversie.

La legge 154/1992 ha rappresentato un passo importante, poiché ha introdotto la necessità di una specifica autorizzazione da parte del debitore per la capitalizzazione degli interessi. Nonostante questo, le banche hanno spesso trovato modi per eludere questa normativa, continuando a praticare l'anatocismo in modi che risultavano poco trasparenti.

La giurisprudenza della Cassazione

Nel corso degli anni, la Corte di Cassazione ha emesso numerose sentenze riguardo all’anatocismo, chiarendo le condizioni e i limiti entro cui questa pratica è considerata legittima. Uno dei principi fondamentali stabiliti dalla Cassazione è che l’anatocismo può essere applicato solo se espressamente concordato tra le parti.

Nel 2014, la Cassazione ha emesso una sentenza (n. 24418) che ha avuto un impatto significativo. In questa occasione, ha infatti stabilito che l’anatocismo è legittimo solo in presenza di un accordo esplicito tra le parti e che, in assenza di tale accordo, non può essere applicato. Questa sentenza ha riaffermato il principio secondo cui gli interessi non possono essere capitalizzati se non esiste un consenso chiaro e inequivocabile da parte del debitore.

Un altro aspetto cruciale emerso dalle sentenze della Cassazione è, poi, l’importanza dell’informativa nei contratti bancari. Le banche sono tenute a fornire informazioni chiare e comprensibili riguardo alle condizioni di applicazione degli interessi. In particolare, devono evidenziare se e come gli interessi verranno capitalizzati, in modo che il cliente possa prendere una decisione consapevole.

L’ultima in ordine cronologico, ma certamente non meno importante, è stata la sentenza dello scorso 30 luglio 2024, quando la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha emesso una nuova decisione di rilievo, che ribadisce il divieto di capitalizzazione degli interessi passivi nei conti correnti, cd. pratica di anatocismo bancario, a partire dal 2014. La sentenza risponde a un ricorso presentato dall’Associazione dei consumatori, che aveva accusato diverse banche di applicare pratiche illecite di calcolo degli interessi.

La trasparenza verso i consumatori

L’anatocismo bancario è dunque un tema complesso e controverso, che coinvolge non solo questioni di diritto ed economia, ma anche e soprattutto di tutela dei consumatori.

La trasparenza nelle pratiche bancarie è stata, non a caso, oggetto di attenzione da parte della Cassazione, che ha sottolineato come la mancanza di informazioni chiare possa costituire una violazione dei diritti del consumatore. Le banche, pertanto, hanno l’obbligo di garantire che i propri clienti comprendano appieno le condizioni contrattuali. E questo perché l’anatocismo ha un impatto diretto sui consumatori e sulle loro finanze. La capitalizzazione degli interessi può portare, infatti, ad un aumento significativo dell’importo totale dovuto, rendendo più difficile per i debitori saldare i loro debiti. Questo è particolarmente problematico in un contesto economico difficile, dove molte persone possono già trovarsi in difficoltà finanziarie.

Per il futuro, ciò che è certo è che la sfida principale rimarrà quella di garantire un equilibrio tra la libertà contrattuale delle banche e la protezione dei diritti dei consumatori, un tema di fondamentale importanza in un contesto economico in evoluzione.

Con l’aumento della consapevolezza dei consumatori e la crescente pressione per pratiche bancarie più etiche e trasparenti, è possibile che si assista a ulteriori sviluppi normativi e giurisprudenziali sul tema dell’anatocismo, con l’obiettivo di garantire una maggiore equità nelle relazioni tra banche e clienti.

Autore
foto Giusy Iorlano

Giusy Iorlano è giornalista professionista. Laureata presso la Luiss Guido Carli di Roma.

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